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LUCA BARCELLONA È CALLIGRAFIA

Luca Barcellona potrebbe tirarsela un sacco, invece no, è decisamente un tipo sciallo e soprattutto racconta un sacco di cose di sé e del suo lavoro.
L’ho ascoltato al talk di oltre due ore tenuto in Tipoteca Italiana, tempio del carattere e della stampa, luogo perfettamente calzante rispetto alla sua intensissima carriera di calligrafo.
Da writer che negli anni ’90 – qualcuno avrebbe detto – imbrattava i muri della città o i treni alla stazione, è passato a utilizzare un’arte antica come la calligrafia per realizzare opere straordinariamente belle e attuali, perfettamente in linea con i linguaggi e gli strumenti dell’era digitale.

I suoi clienti, tanto per coglierne il livello, – elenco certamente non esaustivo e non definitivo –,  sono Carhartt, Deha, Nike, Mondadori, Zoo York, Dolce&Gabbana, Sony BMG, Seat, Volvo, Universal, Eni, Absolut Vodka, Expo, Galbani, Lavazza, Mont Blanc, Wall Street Institute, Condé Naste e i suoi lavori spaziano tra la realizzazione di copertine di dischi musicali e di libri, logotipi e marchi, campagne pubblicitarie, lettering per prodotti che troviamo sugli scaffali dei supermercati (anche Massimo Vignelli aveva disegnato etichette di bottiglie di vino, Saul Bass il logo di Kleenex e Salvador Dalì addirittura il logo Chupa Chups), performance dal vivo, locandine di film, linee di abbigliamento, e non so più cosa!
Tiene lezioni all’università, fa workshop dalla California all’Australia, è citato in riviste internazionali e in libri, e immagino sia adorato da designer, grafici e soprattutto da Art Director di mezzo mondo.

Ma questo è curriculum.
Ciò che colpisce, oltre alla strabiliante bellezza del risultato, è il pensiero che sta dietro ogni segno di spray, curva del pennello, tratto di Brush Pen, diluizione di colore – ben interpretato dal titolo scelto per il suo libro: “Take Your Pleasure Seriously”, edito da Lazy Dog.
Ogni lavoro emana spiritualità: percezione dello spazio, respiro, pieno e vuoto, mani, armonia del movimento, arte.

 

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Luca – mi è parso chiaro mentre chiacchieravamo a cena, prima della conferenza, e quando, al termine, siamo andati con Sandro (di Tipoteca) a bere un “vino buono, anzi buonissimo” (questo voleva, lui) in un’enoteca a pochi chilometri dall’Auditorium –, è una persona vera, pieno di interessi (il giorno prima del talk era a surfare sul mare ligure), piantato per terra e capace di non prendersi troppo sul serio.
È comprensibile che non sia stato naturale, agli inizi, constatare che una passione come quella del writing e del lettering potesse trasformarsi in lavoro, in un mestiere con una precisa dimensione commerciale, spesso lontano dalla filosofia che aveva condiviso con altri writer che, come lui, ambivano a scrivere la migliore tag identificativa su un vagone alla periferia di Milano. Ne era sorpreso e al contempo, lusingato. Sicuramente, è stato caparbio.

Difficile, infatti, fare tutto da solo, sfatare il pregiudizio “di calligrafia, non si vive”, non poter delegare nemmeno una fase del lavoro (e lo credo: chi sa scrivere con tanta maestria?!), avere brief in cui il cliente ti dice “Fai tu, ci fidiamo” che è come dire “Assumiti tutta la responsabilità”, salvo poi richiedere altre dieci bozzetti, oppure lavorare per ore a un segno e poi vederlo storpiato, adattato o tagliato per esigenze di grafica pubblicitaria e non riconoscersi più nel lavoro…

Allora devi “prendere il tuo piacere seriamente”, continuare a metterci passione e a provare divertimento, e a trasformare passione e divertimento in qualcosa di più grande ancora!

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