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Il rumore sottile della prosa

Sono sempre così affascinata dall’uso delle parole che la lettura del post di Paolo Nori Una parola lussuosa come il plenilunio mi fa venire una gran voglia di condivisione.

E la cosa che mi piace ancor di più è che Nori citi Giorgio Manganelli, Per amor di troppità, in Il rumore sottile della prosa, Milano, Adelphi 2013 (2), pp. 89-90, libro che ha un titolo straodinariamente assonante con un mio post intitolato Le parole che fanno rumore.

Giuro: il libro di Manganelli non l’ho letto e certo dovrei affrettarmi a farlo, non ne conoscevo il titolo quando ho scritto il mio post e non so nemmeno da dove mi sia nata l’intuizione delle “parole che fanno rumore” ma, verosimilmente nella stessa misura di Nori e Manganelli, non mi posso sottrarre allincantamento e alla evocazione allucinatoria di cui le parole sono capaci.

Ho cercato di dire, un po’ a braccio, quel che pensavo delle parole nuove, o meglio ‘inventate’. Mi è capitato, anche per burla, di usare parole inesistenti: forse qualcuno ricorderà «troppità», in un recente corsivo. Confesso, mi piacerebbe che avesse fortuna; che un giorno il Battaglia lo registrasse come neologismo. Pensate, una parola lussuosa come ‘plenilunio’ è un neologismo dantesco. Che cosa è una parola ‘nuova’, includendo sotto la definizione anche le parole antiche ma perente? I fisici raccontano che nel mondo dell’infinitamente piccolo talora si disvelano particelle minime, infime, ma dotate di intesa potenza, anche se di vita estremamente aleatoria. Mi sembra che le parole inedite abbiano qualcosa di analogo: una intensità subitanea, allucinatoria, talora effimera, talora perenne: ‘Plenilunio’ è parola stupenda, ma prima che Dante la scrivesse non esisteva; è una apparizione.

D’Annunzio, uomo sommamente verbale, trasse dal nulla parole come ‘velivolo’, squisita, definitiva presenza. Amoroso di parole arcaiche, di termini desueti, D’Annunzio fece rivolare, come farfalle già congelate, parole come ‘crambe’, ‘nenufaro’, ‘pancrazio’; né occorre cercare sempre nel dizionario, talora agiscono come suono attivo, incantamento. Appunto, incantamento: una parola è un incantamento, evocazione allucinatoria, non designa una ‘cosa’, ma la cosa diventa parola, ed esiste nell’unico modo in cui può esistere: suono significante, arbitrio fonico, gesto magato ed efficace.

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