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Dalla réclame ai social: la rivoluzione

È davvero cambiata la comunicazione?

Se si cerca la parola réclame sulla Treccani, si ha subito la sensazione di parlare di qualcosa che non solo ha un sapore vintage e un uso non più comune, ma addirittura di un modo del tutto superato di pubblicizzare un prodotto o un servizio.

réclame ‹reklàam› s. f., fr. [in origine, termine tipogr. nel senso di «chiamata», poi breve cenno nel testo di un giornale, con rinvio agli annunci pubblicitarî, e infine pubblicità]. – sinon. ormai meno com. di pubblicità, come attività intesa a dare la più ampia diffusione a un prodotto o a un servizio, ai suoi pregi, alla sua utilità e convenienza: la r. è l’anima del commercio; r. sulla stampa, radiofonica, televisiva; è tutta r., per sottolineare che le qualità decantate di un prodotto o servizio non corrispondono affatto alla realtà. con sign. concr., il mezzo con cui si fa pubblicità: un cartellone, un opuscolo, uno sketch televisivo, che è la r. di un detersivo, di una nuova auto. per estens., riferito a chi cerca in ogni modo di far conoscere e vantare sé stesso e le proprie opere: non tralascia occasione di farsi réclame.

Basta infatti guardare un po’ di immagini riferite alla réclame di 50/60 anni fa per capire che allora si poteva dire al consumatore di comprare il prodotto perché era il migliore del mondo.

 

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Poi le cose sono progressivamente e per fortuna cambiate: 30 anni fa si doveva dire che il prodotto avrebbe portato la felicità nella famiglia,

 

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mentre 10 anni fa sono iniziati i consigli su come usare il prodotto e l’imprenditore ha iniziato a mostrare la faccia, Giovanni Rana primo su tutti.

 

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E oggi? Il consumatore è esigente, informato, complesso, imprevedibile e ha la possibilità di esprimersi in prima persona confrontandosi con un numero ampio di individui, manifestando gusti, interessi, preferenze, dissensi.

Cos’è accaduto? Si è praticamente annullato il significato di cliente e il brand ha scoperto o sta scoprendo, che piaccia o no, di dover instaurare una relazione con il suo pubblico e di dover informare, interessare, catturare l’attenzione, coinvolgere e, solo a conclusione di questo processo, vendere.

La vera rivoluzione è stata compiuta dai social. Tutti noi, siamo always on, sempre connessi, e se da una parte i tempi di relazione tra clienti e aziende si sono estesi, dall’altra i tempi di reazione attesi si sono ristretti.

Le aziende hanno l’occasione di raccontarsi sulla pagina Facebook o sul profilo Instagram con un’immediatezza, una frequenza e un linguaggio impensabili fino a pochi anni fa.

I likers o followers possono commentare, chiedere informazioni, addirittura prenotare o acquistare un servizio direttamente dalla piattaforma e il sito appare assumere un ruolo, pur sempre importante e necessario, di istituzionalità statica che manca un obiettivo: instaurare il dialogo.

Per contro, l’azienda comunica anche quando quando non aggiorna il blog, non posta in LinkedIn, non risponde in tempo ai commenti o non invia newsletter…

 

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