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Seth Godin pontifica: giù dai social!

 

Pare di sentire la voce di Seth Godin, occhiali gialli sul naso, tuonare dalle pagine del Sole 24ORE: «Brand, tutti giù dalla giostra dei social media»!

Il titolo, per chi si occupa di comunicazione, è un pugno allo stomaco: tutti giù è un’esclamazione imperiosa e perentoria; la parola giostra, usualmente riferita alle attrazioni presenti al luna park, è usata in un’accezione figurata per richiamare qualcosa che è chiassoso, vorticoso, bambinesco; non bastasse, la giostra è quella dei social media. 

Che si tratti di uno specchietto per le allodole – un’attrattiva lusinghiera, ammiccante, provocatoria ma sostanzialmente ingannevole – mi è chiaro fin da subito, eppure forte è la curiosità di scoprire quali possano essere le gravissime (sic) ragioni addotte dallo scrittore statunitense, considerato tra i massimi esperti mondiali di marketing, autore di 18 best seller tradotti in più di 35 lingue e venduti per milioni di copie!

Termino di leggere l’articolo e torno sul titolo, per interrogarmi: i social sono davvero una struttura chiassosa, vorticosa, bambinesca «che va sempre più veloce, ma non arriva mai da nessuna parte»?! Di pancia rispondo: no! Anzi, per assurdo, pari obiezione potrebbe essere avanzata rispetto alla corsa da parte delle aziende, al posizionamento nell’indice dei risultati nei motori di ricerca. Che differenza passa tra una sponsorizzazione su Facebook e le campagne pagate profumatamente dalle aziende per stare ai primi posti su Google? Quale delle due pratiche è garanzia per gli utenti di un risultato attendibile in termini di qualità, verità, onestà? Quale assicura una soluzione a un’esigenza? Qual è l’offerta orientata al mercato, e non banalmente al marketing? Se non i social, quali canali usare per comunicare le emozioni che le aziende vogliono “vendere”?  Sito, newsletter o piccioni viaggiatori?!

Il punto non è questo: scendere da una giostra per salire su un’altra! Ogni canale ha peculiarità, vantaggi e difetti propri. Nessun strumento è, in assoluto, buono o cattivo. Al contrario, è più facile che sia l’uso che se ne fa, a determinare la differenza. Le aziende non possono prescindere dai social, come non possono fare a meno del posizionamento sui motori di ricerca o di un’oculata attività di invio di mail.

Il “succo” del messaggio di Seth Godin, mi permetto, è altrove: «smettetela di raccontare frottole, di inondare di spam le caselle, di spendere soldi per rubare un minuto di attenzione». C’è bisogno di «tornare all’autenticità, che passa necessariamente dalle esperienze. A meno che tu non stia vendendo teoremi matematici, stai vendendo emozioni». Rimanere ancorati alle reali necessità delle persone, offrire opportunità per risolvere i problemi e progredire: «il marketing efficace si basa su empatia e servizio».

Da qui ad acquistare il libro Questo è il marketing – sottotitolo: Non puoi essere visto finché non impari a vedere , il passo è breve. Nella “visione” di Seth, mi riconosco fin dalle prime pagine perché, da sempre, quando scrivo gli aggiornamenti di pagine Facebook aziendali, i testi di siti web, i contenuti di una newsletter o di una presentazione pubblica, il più grande aiuto viene dall’immedesimazione con la persona destinataria del messaggio. “Disegnare” il profilo di quella persona, includendo età, posizione geografica, professione, grado di istruzione, background culturale, abitudini o preferenze di acquisto, fonte delle informazioni, interessi, paure, sfide, bisogni… è l’attività che produce le idee più efficaci, le parole più personali, il tono più adatto. Come dice Godin, continuo a chiedermi «A chi serve?» e «Per chi è?»…

 

Da leggere e tenere a mente, l’elenco di pagina 52:

1. Per capire un reale bisogno approcciatelo con empatia.
2. Concentratevi sullo smallest viable market: “qual è il numero minimo di persone che potrebbero trovare questa cosa indispensabile (…)?
3. Dovete corrispondere alla visione del mondo delle persone cui vi rivolgete. Presentatevi al mondo con una storia che vogliano sentire, raccontata in una lingua che siano desiderosi di comprendere.
4. Rendete agevole la diffusione.
5. Ottenete e mantenete l’attenzione e la fiducia di coloro che servite.
6. Offrite modalità di approfondimento.
7. A ogni passo lungo il tragitto (…), create tensione emotiva e poi alleviatela.
8. Mostratevi, spesso. Fatelo con umiltà e concentratevi su ciò che funziona.

 

 

 

 

 

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