Author: FerenaLenzi

Live Shopping Fridays: Facebook lancia lo Shopstreaming per l’estate

 

Era il 4 Novembre 2020 e Chiara Ferragni inaugurava il primo evento di live shopping in Italia grazie alla collaborazione con Lancôme e Livescale TV che, per l’occasione, aveva sviluppato una piattaforma dedicata alla nuova collezione del brand. Complice la fama dell’influencer, l’esperimento aveva avuto un successo enorme, con migliaia di partecipanti, interazioni e acquisti istantanei.

Oggi, a sei mesi di distanza, Facebook dà vita alla sua formula di Shopstreaming nativa, testando per l’estate 2021 una nuova funzione che segue la promessa di essere uno strumento al fianco dei brand in ogni momento: arrivano così i Facebook Live Shopping Fridays, una vetrina settimanale per gli acquisti in live streaming direttamente in app.

Cosa sono i Live Shopping Fridays e come funzionano

 

Avviati venerdì 21 maggio con la partecipazione di Sephora, i Live Shopping Fridays sono la prima versione di Social Live Commerce di Facebook e inaugurano ufficialmente una nuova forma di acquisto interattivo sul web, già estremamente popolare in Asia e in rampa di lancio in Occidente.

Si tratta di video che combinano l’interattività dei contenuti live alla comodità dello shopping online: tenuti direttamente dai brand sui loro Facebook Shop, infatti, permettono a ogni marca di presentare i propri prodotti e rispondere alle domande e ai commenti dei partecipanti, invitandoli a comprare in tempo reale.

«Quando fanno acquisti, le persone vogliono ascoltare gli altri dal vivo, ricevere suggerimenti, conoscere il prodotto e il contesto», ha dichiarato Yulie Kwon Kim, Head of Product per Facebook App Commerce, «e sempre più spesso scoprono e decidono cosa acquistare attraverso i social media».

La potenza di questo formato risiede proprio in questo: nella capacità di sfruttare tutte le fasi del funnel in un concept unico, fluido e di intrattenimento. Così, brand awareness, consideration, interazione e acquisto rientrano in un evento immersivo e coinvolgente per il pubblico, amplificato dalla forza della partecipazione e della facilità d’uso.

Facebook Live Shopping Fridays: quali brand partecipano e quando vederli?

 

Gli eventi si tengono ogni venerdì, dal 21 maggio al 16 luglio, dalle 21.00 alle 22.30 e da mezzanotte alle 01.30 (orario italiano) e sono visibili sulle pagine Facebook dei brand che hanno preso parte all’iniziativa. 

Per partecipare come spettatore, ti basterà accedere allo Shop durante la diretta: potrai vedere i prodotti indossati al momento, interagire con il brand e con i presenti, fare domande e condividere la tua esperienza. E se vedi un articolo che ti interessa, dovrai solo cliccare, metterlo nel carrello e comprarlo, il tutto senza lasciare l’app di Facebook.

La scaletta degli eventi proposti include tre temi orientati al beauty e al fashion, che si alternano di settimana in settimana:

Glow Up 

  • 21 maggio 
  • 11 giugno 
  • 2 luglio

New Fashion Finds

  • 28 maggio
  • 18 giugno
  • 9 luglio

Self Care Spotlight

  • 4 giugno 
  • 25 giugno
  • 16 luglio

Mentre tra i brand troviamo:

  • Abercrombie & Fitch
  • Alleyoop
  • Bobbi Brown Cosmetics
  • Clinique
  • Dermalogica
  • Dolce Vita 
  • Sephora
  • ZOX

Come fare dirette di live shopping su Facebook

 

I Live Shopping Fridays hanno l’obiettivo di incoraggiare i grandi marchi a provare lo Shopstreaming e diffonderlo sul mercato, aumentandone la consapevolezza anche tra gli utenti. Tuttavia, se è vero che questo lancio avviene in collaborazione con alcuni tra i brand più noti al mondo, va detto che la funzione di live shopping è già disponibile gratuitamente per tutte le aziende che abbiano una pagina Facebook

Proprio come nel caso delle altre novità che riguardano le piattaforme di Menlo Park (non ultimo il caso di Instagram Reels e l’ottima opportunità di brand marketing), utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal social è caldamente consigliato a tutte le realtà che desiderano aumentare la propria visibilità in modo organico.

Per farlo, non devi fare altro che abilitare la modalità “shopping in diretta” sul tuo profilo aziendale e seguire le istruzioni di Facebook per completare la procedura. Una volta collegati i tuoi articoli in evidenza e attivato il video, potrai mostrare ciò che fai, farlo vedere in azione e rispondere ai tuoi clienti, esattamente come se fossero in negozio con te. 

L’uso di Facebook Shops, inoltre, ti permetterà di rendere i tuoi prodotti disponibili per l’acquisto anche dopo l’evento, trasformando l’esperienza di visione, scoperta e acquisto in un flusso lineare e senza interruzioni.

In un panorama in cui le piattaforme si stanno trasformando in veri e propri marketplace, sapere qual è il social migliore per il proprio brand e sfruttarlo nella sua interezza è, senza ombra di dubbio, un’occasione da non lasciarsi sfuggire.

 

Perché creare un blog aziendale può aiutare il tuo sito e le tue vendite

Scrivere un blog aziendale per promuovere il tuo brand online è una delle strategie di marketing più efficaci e durature nel tempo, perché ti permette di creare contenuti su una piattaforma di proprietà (il tuo sito) e momenti di contatto nel Customer Journey dei tuoi clienti.

La domanda di molti imprenditori è spesso la stessa: vale la pena dedicare tempo, sforzi e denaro a questa attività? La risposta è sì. Il corporate blog è uno strumento imprescindibile per supportare le vendite aziendali

Cos’è un blog aziendale

Più che una realtà a sé, realizzata su una piattaforma separata, il blog aziendale è una sezione del tuo sito costruita grazie al tuo CMS o allo sviluppo di un web developer, su cui puoi raccontare il mondo che ruota attorno al tuo brand e ai tuoi clienti attuali e potenziali.

È fondamentale chiarire subito, però, che l’attività di corporate blogging non è un diario personale o a una sezione news. È un racconto che risponde a obiettivi di marketing che rientrano in una visione più ampia: quella di vendere i tuoi prodotti o servizi attraverso la creazione di una relazione stabile con il tuo pubblico. 

Perché creare un blog aziendale

L’attività di content marketing è fondamentale perché è in grado di dare forma a una narrazione che fluisce naturalmente verso l’acquisto dei tuoi prodotti da parte delle persone che conoscono il tuo brand. Un blog aziendale ben studiato ha molteplici vantaggi:

  • È un punto di contatto importante tra l’azienda e il cliente

Fare corporate blogging ti permette di raccontare la tua realtà, raccogliendo i clienti in momenti differenti del Customer Journey attraverso contenuti interessanti che rispondano a esigenze e domande diverse.Si tratta di una forma preziosa di Customer Relationship Marketing, quell’attività strategica che permette a ogni brand di aumentare la Brand Awareness e la Brand Consideration, mettendo al centro il proprio target, i suoi valori, i desideri e i bisogni.

  • Posiziona il tuo sito in maniera autorevole in SERP

È sempre bene ricordarlo: i siti vetrina sono bellissimi e a bassa manutenzione, ma non sono funzionali. L’obiettivo di un sito web è quello di portare nuovi clienti ma, per farlo, deve essere prima di tutto trovatoTra i fattori di ranking più importanti per i motori di ricerca c’è la User Experience e, con essa, quanto utili e aggiornate sono le tue pagine: articoli nuovi, differenti e ben scritti sono considerati da Google più validi per garantire l’esperienza degli utenti e si posizionano molto meglio in SERP rispetto a siti graficamente impeccabili, ma immobili.

  • Intercetta traffico di qualità

Il grande pregio di un blog aziendale e di un piano editoriale studiato è proprio quello di dare risposte dettagliate e attendibili alle domande che le persone digitano su Google, intercettando utenti che sono interessati al tuo settore e stanno ricercando informazioni più o meno specifiche. Rimandarli alle pagine importanti del tuo sito in maniera sottile e non forzata è la sottile arte della Content Creation. 

Come creare un blog aziendale: le cose da sapere

Uno dei problemi principali quando si inizia un magazine aziendale è partire senza avere chiaro lo scopo. Pubblicare qualcosa tanto per non lasciare sguarnita la voce a menù è controproducente sotto ogni punto di vista: aspettative, tempo e sforzi. 

Ecco perché affidarsi a un piano strategico e a degli obiettivi di content marketing ben ponderati (se da un professionista, anche meglio), fa la differenza. Tra gli aspetti fondamentali, il blog corporate deve: 

  • Fornire contenuti interessanti per i tuoi lettori, perché più che un mezzo per dare voce al brand (non è, appunto, un diario) è uno strumento per generare condivisione e partecipazione ed è allineato agli obiettivi commerciali dell’azienda.
  • Essere perfettamente ottimizzato per i motori di ricerca: non basta raccontare, ma bisogna saper raccontare ai motori di ricerca, in modo tale che siano in grado di indicizzare i contenuti e renderli disponibili per gli utenti.

Includere un piano editoriale vario e funzionale al tuo obiettivo: in altre parole, deve raggiungere il giusto mezzo tra contenuti specifici e settoriali e argomenti più a largo raggio ma sempre inerenti, così da assicurarti traffico in target e un buon livello di engagement, senza diluire l’essenza del brand.

Il 2020 ci ha insegnato che la comunicazione è un bene di prima necessità per le aziende. Mai come oggi, raggiungere i clienti attraverso i canali digitali è stato tanto importante: sito web, email, newsletter, blog, podcast, ma soprattutto i social che, tra tutti, permettono un dialogo istantaneo e a largo spettro con il mercato.

Le opzioni a disposizione, però, sono innumerevoli e di fronte a tanta disponibilità, la domanda si fa immancabile: come scegliere il migliore social network per il proprio brand? È necessario presidiare tutti i canali?

Conoscere le caratteristiche dei principali social in circolazione è fondamentale, così potrai arrivare ai tuoi clienti senza sprecare risorse preziose.

Come scegliere il migliore social network per la tua azienda

Non esiste una formula matematica che stabilisca in maniera univoca la piattaforma ideale per ciascuna azienda, tuttavia ogni social ha il suo pubblico, consuetudini e formati che lo rendono più o meno indicato per ogni settore.

Prima di tutto, però, è importante eseguire un’analisi della tua impresa, avendo chiari la tua identità, gli obiettivi pubblicitari, i tuoi clienti e a quali bisogni assolvi con la tua comunicazione.

Una volta definiti i punti cardine della tua strategia, potrai scegliere la piattaforma più adatta a veicolare il messaggio della tua azienda.

Quali sono le principali differenze tra i social network 

Facebook

Nel valutare i migliori social network a disposizione dei brand, la prima scelta non può che ricadere su Facebook. Con 2,18 miliardi di utenti attivi (31 milioni in Italia)*, è la piattaforma più diffusa al mondo e permette di raggiungere più persone in assoluto.

Affinché siano in target, però, è fondamentale considerare che Facebook rappresenta un momento di svago. Quando scorriamo il feed, ci stiamo dedicando a un passatempo e vogliamo ricevere contenuti che assolvano a questa funzione.

Si tratta quindi di un social B2C (sebbene possa essere prezioso anche sul fronte B2B per settori come il marketing o il design), dove post molto tecnici, impersonali o commercialmente insistenti, tendono a portare scarsi risultati.

Instagram

Subito in coda, con 1,22 miliardi di iscritti (25 milioni in Italia)*, Instagram è il social del bello. Al suo interno siamo tutti più attenti e curati, le foto sono ricercate e rispondono a progetti fotografici studiati nel dettaglio. 

Per questo, il lavoro di visual storytelling richiesto è maggiore rispetto a Facebook, ma ciò lo rende l’ambiente più indicato per brand con prodotti o servizi dal buon impatto visuale. La presenza delle Stories, inoltre, permette di mostrare il lato meno costruito e più spontaneo dell’azienda, integrando una comunicazione a tutto tondo.

LinkedIn

Protagonista di un vero e proprio boom, LinkedIn è l’ambiente della comunicazione B2B, del branding aziendale e personale. Nato come un collettore di CV online, è oggi il social dedicato al networking, ai contenuti lavorativi e a tutti quegli argomenti capaci di muovere verso la crescita professionale.

La sua natura istituzionale però non deve trarre in inganno, perché richiede un racconto capace di offrire valore a chi legge. Veicolare solo aggiornamenti di prodotto o egoriferiti difficilmente porta al risultato sperato.

Twitter

Twitter è il social dell’informazione per definizione e si assesta nel mercato come la piattaforma dedicata principalmente al giornalismo, alla politica, allo spettacolo e al digitale. 

Viene utilizzato per fare live twitting, commentare gli eventi in diretta e ricevere informazioni in tempo reale, anche grazie agli hashtag di tendenza. Proprio per questo, se la tua azienda non appartiene a un settore che ben si inserisce in queste dinamiche, ricevere traffico di qualità è più complesso.

TikTok 

Ultimo per nascita ma per importanza, TikTok è il social dei più giovani, con un pubblico prettamente under 24. 

Si basa sulla registrazione di brevi video orientati a sfide e performance di ballo, recitazione e musica, con effetti integrati come lip-sync e filtri. È una piattaforma B2C che richiede un grande sforzo creativo: premia infatti i contenuti interattivi, in prima persona e informali

Proprio per il posizionamento che comporta, però, può influenzare la credibilità di brand e professionisti. Va quindi valutato attentamente nella strategia di comunicazione.

In conclusione

Scegliere il migliore social network per la tua azienda non è questione di numeri: puoi presidiare più piattaforme o dedicarti solamente ad una, ciò che conta è che tu sappia rispondere in maniera efficace alle sue peculiarità. Colpisce molto di più un profilo ben curato, che molteplici abbandonati.

 

*Fonti: Report Digital 2021 – We Are Social & Hootsuite / Report Digital 2021, dati italiani – We Are Social & Hootsuite

 

Chi lavora con la comunicazione digitale lo sa: il mondo del web, della SEO e dei social è regolato da algoritmi in continuo mutamento, capaci di influenzare in maniera radicale l’esperienza degli utenti. 

Proprio su questo fronte, il 2021 si è aperto con importanti novità: è stato appena rilasciato un aggiornamento dell’algoritmo di Instagram destinato a rivoluzionare ancora una volta il modo in cui usufruiamo delle piattaforma come aziende e come persone. 

Anno nuovo, vita nuova, insomma. Per questo è fondamentale che i brand che vogliono arrivare ai propri consumatori in maniera efficace, si assicurino di essere al passo con l’ambiente in cui operano e sappiano sfruttare al meglio le potenzialità del sistema. Ecco quindi una guida per comprendere il nuovo algoritmo di Instagram e farne tesoro per l’immediato futuro.

Come funziona l’algoritmo di Instagram nel 2021

Cambiamenti in vista per il feed

La prima novità importante riguarda il feed del social e, in particolar modo, l’ordine con cui vengono presentati i contenuti agli utenti. Il nuovo algoritmo di Instagram, infatti, privilegia i post sulla base di tre fattori principali: 

  • Engagement personalizzato: non vale più solamente la regola aurea che i contenuti con engagement migliore hanno maggior successo. Si aggiunge anche la componente relazionale: a ogni utente vengono mostrati per primi i post dei profili con cui interagisce di più, dando quindi priorità ai legami, anziché alla fama degli account e alla dimensione della fan base.
  • Rilevanza: l’algoritmo di Instagram tende a proporre i contenuti di brand e creator a persone che già seguono argomenti simili, così da creare la migliore esperienza integrata possibile. Da sempre, l’obiettivo dei social è quello di dare vita a realtà che rispecchino gli interessi dei propri iscritti, registrandone le abitudini di consumo. 

Valutando cosa condivide o commenta un utente, a cosa mette like e quali hashtag utilizza o segue, l’algoritmo 2021 assegna a ogni post sulla piattaforma un punteggio di rilevanza che lo aiuti a mostrare l’immagine all’utente giusto, nel momento giusto, massimizzando il risultato per le aziende e l’esperienza per le persone.

  • Orari: se è vero che il timing ha sempre dettato legge nell’organizzazione dei piani editoriali, con questo aggiornamento dell’algoritmo di Instagram l’ordine cronologico è stato definitivamente spazzato via. Chi prima pubblica, non alloggia meglio: se un post non viene considerato sufficientemente rilevante per l’utente, scivolerà in fondo al suo feed, lasciando il posto ad altre foto e video. Maggiore sarà il numero di account seguiti dal nostro target follower, perciò, e più competitivo sarà comparire davanti ai suoi occhi se non siamo rilevanti per lui o lei.

Come funziona l’algoritmo di Instagram per le Stories

Anche le Storie vengono regolate dal principio di rilevanza, facendo sì che gli account con cui interagiamo maggiormente appaiano per primi nella sequenza a nostra disposizione. Provare per credere: se per qualche giorno seguiamo i contenuti di profili che fino a prima non intercettavano i nostri radar, nei giorni successivi, le loro Storie saranno tra le prime proposte appena accediamo alla piattaforma.

Altra novità in questo ambito è che le Stories vengono mostrate anche in base alla loro posizione geografica: utilizzare l’hashtag con la posizione, perciò, permette ai brand di raggiungere più facilmente gli utenti di zona.

Aggiornamento dell’algoritmo di Instagram per Reels e IGTV

Proprio come per le foto, Reels e video di IGTV vengono condivisi nei feed degli utenti sulla base di rilevanza e interazione, con una differenza principale: da tempo Instagram dà notevole importanza ai contenuti coinvolgenti e predilige il formato video, a cui concede sempre più spazio nella sezione Esplora, aumentando così la probabilità che le persone intercettino i brand che ne fanno uso. A maggior ragione se si tratta di Reels che, come era successo nel 2018 con l’introduzione di IGTV, sono la vera star dell’anno. 

Sul fronte Reels c’è però una notizia degna di nota. Dalla loro introduzione ad agosto 2020, infatti, Instagram ha verificato un aumento esponenziale di video che, sfruttando la somiglianza tra i due strumenti, vengono registrati su Tiktok e caricati successivamente in forma di Reels. Inutile dire che l’azienda di Menlo Park non ha apprezzato. L’aggiornamento dell’algoritmo di Instagram 2021 agisce proprio in questo senso: il programma è stato istruito per individuare il watermark di altri social e penalizzare i video che lo presentano, rendendo necessaria a brand e creators la realizzazione di contenuti originali per la piattaforma.

I take away per le aziende

Privilegia le relazioni rispetto alla copertura 

Non basta più essere costanti nella pubblicazione, utilizzando orari e hashtag strategici. La ricerca di un maggior engagement dei follower deve essere al centro dell’operato di ogni brand, con interesse e conversazioni generati anche dall’azienda stessa. 

Laddove l’interazione è troppo bassa, infatti, essere colui che fa il primo passo può rivelarsi l’opzione vincente: conversare con i propri fan, metterli al centro della strategia e mostrare apprezzamento nei confronti dei loro contenuti, non può che farli sentire speciali e coinvolti nella relazione. In termini di Consideration farà indubbiamente la differenza.

Inoltre, più le persone interagiscono con un brand, più l’algoritmo ne registrerà la rilevanza, creando un circolo virtuoso di visibilità.

Sperimenta con le novità 

Sebbene ogni cambiamento in piattaforma rappresenti un faticoso lavoro di adattamento delle strategie di comunicazione, sfruttare la dinamicità di Instagram a proprio favore è una grande opportunità: l’algoritmo premia chi si cimenta con le novità proposte, fornendo una spinta extra da prendere al volo.

Tempo trascorso sul post 

Uno dei dati con cui cui l’algoritmo indicizza l’interesse degli utenti è il tempo trascorso su ogni contenuto: creare post che catturino l’attenzione dei tuoi follower è un modo per mantenere le persone all’interno della piattaforma più a lungo, facendo vivere loro un’esperienza significativa. Ecco perché didascalie, foto e video interattivi e coinvolgenti sono uno strumento che non deve essere sottovalutato.

 

 

Qualche settimana fa, la notizia che il marchio di pasta La Molisana celebrava il passato coloniale italiano con alcuni dei suoi prodotti di punta è esplosa sul web, facendo finire il marchio nell’occhio del ciclone. 

Si è parlato tanto di badvertising, di errore di comunicazione, di storytelling inaccettabile e di tutti gli aspetti che hanno impattato la visibilità del brand. Soprattutto, si è parlato della gestione della crisi da parte de La Molisana e della responsabilità aziendale nei confronti della propria narrazione: una lezione per la strategia pubblicitaria di ogni impresa sul mercato.

Le Abissine rigate de La Molisana

Tutto è iniziato il 4 gennaio 2021 quando, su Facebook, un post del fotografo Nicola Bertasi ha portato sotto i riflettori il formato di pasta delle Abissine Rigate e la loro descrizione sul packaging e sul sito dell’azienda.

I testi che hanno suscitato scalpore tra gli utenti, recitavano: 

«[…] le Abissine rigate 25, formato dal nome che è già storytelling”… Negli anni Trenta l’Italia celebra la stagione del colonialismo con nuovi formati di pasta: Tripoline, Bengasine, Assabesi e Abissine.»

E ancora: 

«Di sicuro sapore Littorio, il nome delle Abissine Rigate all’estero si trasforma in “shells”, ovvero conchiglie».

Da quel momento, la polemica ha imperversato a tal punto da costringere La Molisana a prendere posizione attraverso le parole di Rossella Neri, responsabile marketing del brand. Neri ha sottolineato che il marchio non ha mai avuto alcun intento celebrativo nei confronti del Fascismo e, proprio per questo, ha tempestivamente modificato sia le schede descrittive, che i nomi dei formati incriminati. Non solo. Ha anche specificato che lo sbaglio de La Molisana è stato quello di non aver controllato con perizia il lavoro della propria agenzia di comunicazione prima di pubblicarlo, definendolo «un errore imperdonabile».

Proprio questa reazione, però, apre a una reflessione importante.

Gestione della crisi di comunicazione

Ne “Il magico potere del fallimento”, Charles Pépin sottolinea che essere fallaci è una condizione necessaria per ogni persona o realtà: è proprio dagli errori che apprendiamo, molto più che da una strada imboccata sempre dritta, fino al bivio inevitabile. 

È vero, La Molisana non avrebbe mai dovuto esprimersi in termini leggeri circa un momento tanto buio della storia italiana. Ma, posto il fatto che l’errore sia stato commesso, siamo sicuri che la successiva comunicazione dimostri consapevolezza nei confronti delle proprie azioni? La gestione della crisi, infatti, non presuppone solo scusarsi con chiunque si sia sentito offeso o colpito dall’azione aziendale. Significa in primis una presa di coscienza e un operato coerente, volto a colmare la lacuna con proattività. 

Aver scaricato le responsabilità sulla propria agenzia di comunicazione, liquidando in fretta la questione, invece, appare come un modo per prendere le distanze da quanto successo, senza fare i conti con la propria posizione: l’«errore imperdonabile» nella gestione della crisi de La Molisana è proprio questo.

Cambiare lo storytelling, infatti, si è rivelata un’azione necessaria e puntuale. Il tono di voce, la narrazione e i concetti espressi non solo risultavano inadatti al tipo di prodotto, ma non rispecchiavano in alcun modo la filosofia del marchio. Se è vero che la storia va ricordata, la pubblicità non è sempre il mezzo corretto per farlo. Occorre prima di tutto porsi in un’ottica di comunicazione responsabile.

Di fronte alla scelta del “non sono stato io”, però, è importante ricordare che in qualità di azienda, la responsabilità di ciò che viene detto a nostro nome è, sempre e in ogni caso, nostra

Durante una crisi di comunicazione, se internamente è fondamentale identificare la fonte scatenante e gestirla con tempestività, ciò non può riversarsi all’esterno dell’organizzazione, dove lo scollamento tra brand image e narrazione non è mai una scelta strategica. Come i meriti di un buon racconto vengono ricondotti al brand, rafforzando l’identità di marca senza interferenze da parte degli intermediari che lo realizzano, lo stesso avviene durante il fenomeno opposto. La responsabilità di validare la coerenza della propria presenza sulle piattaforme va all’azienda.

Assunto ciò, non resta che capire quanto il sentiment dei consumatori influirà sulla brand consideration futura. 

 

 

Brezza frizzante, luci che si accendono sui balconi e le prime, timide, canzoni natalizie passate in radio… Ci siamo! In tutta la loro particolarità, le feste 2020 stanno arrivando e, con loro, le sfide per pianificare le campagne di Natale ai tempi del Covid. Cosa cambia quest’anno? 

Ho realizzato una piccola guida e una raccolta di consigli proprio per mettere a fuoco il periodo e ideare strategie di marketing natalizie efficaci

L’effetto “primo lockdown”

Come utenti siamo abituati a ricevere un flusso di informazioni e pubblicità continuo nei nostri feed, ma il 2020 ci ha cambiati: Covid-19 ha avuto un impatto sul social media advertising difficile da ignorare.

Dopo il primo lockdown a marzo e aprile, il dato apparso in numerose ricerche di mercato è stato un cambio importante nelle abitudini d’acquisto dei consumatori: in un periodo di incertezza lavorativa, sociale e sanitaria come quello causato dal nuovo coronavirus, le persone non comprano più come prima. 

Alla fine del primo quadrimestre, quindi, il Social Media Ad Spend medio è sceso vorticosamente (-50% in Nord America e Europa Occidentale secondo Socialbakers) e la comunicazione si è adattata di conseguenza, passando da un modello sales-oriented a uno engagement-oriented.

Buone notizie

Durante l’estate, però, abbiamo visto una crescita globale del 27.1% nella spesa pubblicitaria effettuata dai brand sui social media, ritornando a un trend di mercato più positivo rispetto alla primavera (dati Q2 Socialbakers).

Così, per capire meglio l’andamento del Natale 2020, Rakuten Advertising ha eseguito una ricerca coinvolgendo più di 8000 individui nel mondo e ha chiesto loro di raccontare i propri piani e le proprie aspettative per le feste.

La buona notizia è che il 70% degli intervistati ha dichiarato di non avere intenzione di cambiare la spesa media rispetto all’anno scorso. Sarà però più attento a ridistribuire il proprio budget: spenderà più per sé e per la propria famiglia, mentre sarà più oculato verso parenti lontani, amici e colleghi. 

Come sfruttare quindi questi dati per pianificare le campagne di Natale ai tempi del Covid? Ecco alcuni insights e consigli per le strategie di marketing a prova di feste 2020!

Attenzione a se stessi

La pandemia ha messo in luce l’esigenza delle persone di prendersi cura di sé, regalarsi momenti di qualità e investire sul proprio benessere. Secondo The 2020 Facebook Holiday Package, infatti, durante i momenti difficili le persone cercano piccoli modi per appagarsi: un pensiero, una coccola, piccoli regali che li facciano sentire bene. 

Come brand, perciò, possiamo aiutare le persone a trovare ciò che amano: anziché insistere sul messaggio di vendita o sull’urgenza (“puoi avere lo sconto ora, o mai più”), la nostra strategia pubblicitaria si concentrerà sul beneficio che i nostri clienti otterranno per sé e per le persone che amano

Acquistare un pensiero per il wellbeing fisico e spirituale è un bel modo per dimostrare attenzione e cura nei confronti di noi stessi o dei nostri cari: affiancare i nostri clienti nel fare del bene a Natale è sicuramente una strategia vincente. 

e-Commerce prima di tutto…

Secondo Facebook, addirittura l’85% delle persone nel mondo acquista online anche per fattori di comodità, agio e preoccupazione per la propria salute: un dato impressionante se collegato all’analisi di Forbes che ad aprile registrava come tra gli acquirenti di Netcomm (associazione delle principali aziende di e-Commerce), il 75% di chi aveva fatto acquisti online in quel periodo, non lo aveva mai fatto prima. 

Investire sull’e-Commerce, quindi, non è più solo un’opzione tra le varie disponibili, bensì una necessità strategica per tutte le aziende. Anche per quelle locali, che lavorano con il territorio? 

… anche per le piccole imprese!

Ebbene sì! Dai dati raccolti da Rakuten Advertising emerge che addirittura metà dei consumatori intervistati quest’anno ha aumentato i propri acquisti “di zona”, dimostrando una forte attenzione verso le piccole realtà locali, tanto duramente colpite. 

Aspetto che risponde bene a ogni perplessità: di fronte a un aumento esponenziale dell’e-Commerce e a una maggiore attenzione verso la sostenibilità dei propri acquisti, ogni piccolo brand ha la possibilità di raggiungere il proprio pubblico con campagne di Natale imperniate su valori di autenticità, località e di connessione con il proprio territorio

Comunicazione soft

Le feste sono un momento dell’anno particolare: sono un periodo di gioia, luci e regali. Quest’anno, però, lo scintillio sarà diverso per tutti. Non sappiamo ancora cosa aspettarci con esattezza da questo Natale 2020 ma una cosa è certa. Una strategia di marketing efficace deve tenere conto di questa discriminante. 

Come brand dobbiamo essere vicini ai nostri clienti, anche e soprattutto in mesi tanto insoliti. Affidarsi alla comunicazione tradizionale, ai messaggi di auguri, gioia e scampanellii potrebbe urtare la sensibilità di più di qualcuno. La chiave per le campagne di Natale ai tempi del Covid è sicuramente l’empatia

Ricordi lo spot di Barilla durante il primo lockdown? Rappresenta quello che dobbiamo fare… e anche quello che non dobbiamo fare! Creare un messaggio di condivisione e vicinanza (e quindi di rafforzamento del rapporto brand-consumatore) è quantomeno fondamentale: di fronte allo sconforto di un secondo inverno alle prese con la pandemia, le persone hanno un rinnovato bisogno di contenuti di valore che li accompagnino. 

Attenzione però al modo in cui ci raccontiamo: l’autenticità del brand e la responsabilità sociale devono lasciare spazio a un messaggio positivo e di speranza, che non insista tanto sul tema del Coronavirus, cavallo di battaglia primaverile oggi più sofferto dal consumatore, quanto sul senso di vicinanza del brand nei confronti del suo pubblico. 

 

L’immagine in copertina appartiene alla campagna di Natale firmata Gucci.

Se un tempo bastava comunicare, oggi la moltiplicazione dei messaggi disponibili in tutti i contesti online e offline ha reso chiaro che il solo raccontarsi ai propri consumatori non è più sufficiente.

Come utenti, siamo prede di ciò che viene definito sovraccarico cognitivo, quel fenomeno che Herbert Simone descrive come un’abbondanza tale di informazioni da causare una grande povertà di attenzione. Proprio la grande quantità di stimoli a nostra disposizione non ci rende più ricchi di spunti ma, al contrario, incapaci di selezionare i contenuti a cui prestare interesse.

Sempre di più, perciò, appare evidente che quello che è importante per una marca non è il mero comunicare (“sono tutti sul web, noi non possiamo essere da meno”), bensì che cosa comunichiamo e come lo comunichiamo

Se il dialogo tra brand e cliente è il filo d’oro, l’ingrediente che permette la coltivazione di un rapporto forte e duraturo nel tempo, allora è fondamentale sapere come coinvolgere il proprio interlocutore, emozionarlo e diventare parte integrante del suo sistema di valori

Così, all’interno del piano di comunicazione del brand, il Customer Relationship Management è diventato oggi Customer Relationship Marketing e ogni testo è un prezioso alleato da costruire con cura.


CHE COS’È IL
CUSTOMER RELATIONSHIP MARKETING

Quando si parla di CRM, si pensa per tradizione al Customer Relationship Management. Il Customer Relationship Marketing, d’altro canto, si basa proprio sulla gestione e conoscenza della clientela per creare strategie di marketing e comunicazione cucite su misura per essa, generando così brand awareness, consideration e loyalty crescenti. 

In altre parole, fare Customer Relationship Marketing vuol dire focalizzarsi sul proprio pubblico e sul suo customer journey, studiando i momenti e le ragioni che lo portano a fare esperienza della marca e ideando una struttura comunicativa pensata appositamente per lui. 

Creare contenuti di valore per il proprio pubblico, quindi, significa cementare la propria relazione con esso. Significa passare da un nome sentito di sfuggita da qualche parte, per caso, alla marca verso cui mostrare fedeltà e di cui fidarsi sempre, indipendentemente dai competitor. 

Ecco perché scrivere, postare e commentare solo per il gusto di esserci, non funziona. Essere presenti online non è un obbligo a cui adempiere con senso di mera necessità, ma un viaggio a cui dedicare costanza, cura della produzione testuale e visuale e, soprattutto, grande empatia.

Quando comunichiamo come azienda, perciò, l’obiettivo è dar vita a un tutt’uno tra brand e consumatore e, per farlo, i cardini da non perdere mai di vista sono:

  1. Empatia
  2. Shift del punto di vista
  3. Reciprocità


L’
EMPATIA DELLA CONTENT CREATION

Se è vero che conoscere il proprio pubblico è importante, quando raccontiamo è fondamentale sapere esattamente che cosa si aspetta da noi. Capirlo, pensare come lui e formulare dei contenuti che siano costruiti attorno ai suoi bisogni, valori e credenze.

La domanda non è “che cosa voglio dire io?”. Al contrario, come ideatori di contenuti, dobbiamo chiederci:

  • Di che cosa ha bisogno il mio pubblico?
  • Che cosa si aspetta da me?
  • Che cosa rimane a chi legge di ciò che ho scritto? 

La risposta a questi punti significa imparare a creare messaggi che emozionano e coinvolgono, scalando la salita nel cuore degli utenti. Il ricordo di marca altro non è che la porta d’ingresso a una retention sana e continuata nel tempo.

 

SHIFT DEL PUNTO DI VISTA

Come azienda, sappiamo esattamente di che cosa tratta il nostro prodotto, che cosa vendiamo, quali sono i nostri punti di forza e perché meritiamo una chance. Ma ciò su cui dobbiamo soffermarci non è tanto chi siamo noi, bensì cosa percepisce il nostro consumatore di noi. 

È necessario così uno shift del punto di vista: dobbiamo imparare a abbandonare il nostro e assumere quello del nostro pubblico, vestirne i panni, sentire i suoi pensieri e capire che cosa vede lui in noi. In questo modo sapremo agganciare il suo personale sistema di valore e rendere il nostro parte del suo mondo.

 

LA RECIPROCITÀ

Ciò che caratterizza la comunicazione come parte integrante della relazione brand-cliente, infine, è proprio la reciprocità, concetto espresso da Robert Cialdini in Influence. The Psychology of Persuasion.

Saper dare vita a informazioni che siano utili al proprio pubblico, lo coccolino, lo accompagnino nel suo viaggio quotidiano fa scaturire un pensiero tanto inconscio quanto naturale: “mi hai dato la possibilità di fidarmi di te e io ricambierò tenendoti in considerazione tra le mie scelte d’acquisto”. Andare a fondo in questo processo “regalando” informazioni utili e coinvolgenti, vuol dire proprio spostarsi nel cuore del rapporto con il consumatore. 

Ecco perché, ancora una volta, comunicare perché tutti comunicano non può essere il punto di partenza. È, invece, nel racconto consapevole, mirato, confezionato con attenzione che sapremo far nascere un rapporto fruttuoso e di lunga data. 

 

Agosto è stato il mese di lancio di Reels, la funzione di Instagram che ha popolato la piattaforma di brevi video realizzati dai content creators di tutto il mondo. Un paio di giorni di attività ed è stata subito definita la copia gemella di TikTok, scatenando considerazioni e polemiche da più parti. 

A guardarla bene, in effetti, la somiglianza non è delle più trascurabili. Perciò, come per tutte le novità digitali, le domande sorgono spontanee: Instagram Reels, TikTok… Che cosa sta succedendo? E quali opportunità di marketing si presentano per i brand in questo scenario? 

La storia

Partiamo dall’inizio. Era luglio quando Donald Trump firmava un decreto legge che vietava alle organizzazioni statunitensi ogni transazione con ByteDance, l’azienda cinese proprietaria di TikTok, costringendola a vendere le proprie partecipazioni negli USA. La mossa è stata poi giustificata con la volontà di difendere i dati degli utenti americani di fronte all’uso non ortodosso da parte del governo cinese. 

Di certo, non è sfuggita a Facebook Inc. che, impegnata da anni nel rilascio costante di feature per le sue piattaforme, ha colto la palla al balzo. Così il 5 agosto 2020, Instagram Reels è stata presentato al mondo intero e, nonostante le polemiche, ha spopolato tra i giovanissimi e non solo. 

Come funziona Instagram Reels

C’è differenza tra Instagram Reels e TikTok? La risposta, almeno dopo il primo mese e mezzo di utilizzo, è… per ora, no. Lanciata sulla cresta dell’onda degli avvenimenti politici d’oltreoceano, Reels è in fase embrionale e le differenze con TikTok sono piuttosto esigue. 

Esattamente come TikTok, infatti, permette di registrare video di 15 secondi (TikTok, a onor del vero, offre anche l’opzione da 60 secondi) e modificare poi l’audio con musica o dialoghi esterni, variare la velocità del girato e impostare un timer per la durata della ripresa. Al punto che tanti dei video che si trovano oggi su Reels sono gli stessi dell’app cinese, solamente zoomati per nasconderne il logo.

Le opportunità per i brand 

Quello che rende Reels uno strumento appetibile per le aziende, però, non sono tanto le funzionalità più o meno originali. Al contrario, sono le differenze tra le due piattaforme di Instagram e TikTok a meritare un’analisi. Proprio queste, infatti, sono l’elemento chiave per definire l’uno o l’altro canale un’opportunità di brand marketing consistente per le aziende. 

Il primo punto sensibile è il bacino di utenti: su Instagram, gli utenti attivi sono 1 miliardo, contro gli 800 milioni di TikTok di cui, tuttavia, solo 300 milioni non sono cinesi (Report Digital 2020 – We Are Social). Uno scarto non trascurabile quando, come brand, vuoi raggiungere il tuo mercato di riferimento attraverso il social media marketing. A questo vanno aggiunte le potenzialità di Instagram. Parliamo infatti di una piattaforma che esiste dal lontano 2010 e che vanta una serie di funzionalità integrate amatissime dagli utenti e spendibili dalle marche: post per lo storytelling, IGTV per i video corposi, Stories per la comunicazione meno costruita e più vicina al pubblico. E da oggi, anche Reels. Senza considerare la comodità di avere tutto a portata di mano in un’unica piattaforma, la possibilità di far lavorare tutti questi strumenti in sinergia all’interno di una strategia unica non va sottovalutata.

Parlando ancora di utenti, poi, esistono altri due fattori importanti. Il primo è l’ampia fascia d’età che caratterizza il pubblico di Instagram: dai giovanissimi che dimorano sia sull’una che sull’altra piattaforma, agli utenti più adulti che sono gradualmente ma inesorabilmente arrivati da Facebook. Al contrario, TikTik può vantare una base di users principalmente giovani (se non giovanissimi!). Il secondo, invece, è il perno centrale dell’influencer marketing, ovvero i content creators. Proprio loro che sono una delle risorse fondamentali per la brand communication, sono da sempre presenti e attivi in primis su Instagram, la piattaforma dei creatori per eccellenza. Qualsiasi marca voglia raggiungerli e beneficiare dei loro messaggi e del loro pubblico, perciò, non può che partire da lì. 

Ultima ma non meno importante, la struttura pubblicitaria. Quella di Instagram non è solo consolidata nel tempo – mentre è di quest’estate il rilascio delle funzioni ADV su TikTok – ma lavora in un circuito unico con Facebook. Tramite Business Manager, i due social sono in grado di comunicare su ogni aspetto delle campagne pubblicitarie, dal pubblico alle interazioni, spendendo ogni informazione utile per il raggiungimento dell’obiettivo di comunicazione finale. 

Il futuro di Reels

Tirando le somme, quindi, le potenzialità offerte dalle già enormi capacità di Instagram non lasciano dubbi. Originale o non originale, Instagram Reels costituisce un’opportunità di brand marketing da tenere nel mirino

Certo, rimane da capire il modo in cui, nei prossimi mesi, verrà utilizzato e declinato dai content creators mondiali, ma le premesse sono più che promettenti.

 

Qualche settimana fa, nel supplemento del Corriere della Sera, è uscito un editoriale di Luigi Ripamonti sulla “buona” letteratura, pezzo che mi ha regalato una (l’ennesima e gradita) riflessione sulla bellezza e sulla forza della lettura, cui nel prossimo intervallo ferragostano potrò dedicare più tempo.

Perché, se scrivere è il mio mestiere, leggere è l’altra faccia della medaglia. Il flusso di contaminazioni tra scrittura e lettura è continuo, tanto che l’esistenza dell’una è impensabile senza l’altra. Per dirla alla Bernardo di Chartres, “siamo nani sulle spalle di giganti”: leggere alimenta l’immaginazione di spunti, utili quando la penna scorre sulla carta e le dita battono sulla tastiera del computer. 

Non esiste scrittore che non sia anche un lettore.
Per natura, la parola per essere scritta deve prima essere letta, appresa e fatta propria.

Leggere un libro vuol dire prima di tutto farsi leggere. Un buon libro sa entrarti nell’anima, scardina cassetti chiusi da tempo, apre fessure su mondi mai esplorati e fa filtrare la luce da stanze ignote, che scopriamo esistere dal momento in cui ci lasciamo conquistare dalla storia. Il potere straordinario della lettura sta in questo: far riverberare dentro di noi le parole, in un abbandono tutt’altro che passivo e subordinato. È un brulicare di vite, oltre la nostra, di riflessioni, di intuizioni, di sguardi sul mondo e sulle persone. Lo slancio ancestrale dell’immaginazione. 

Citando Luigi Ripamonti, «un buon romanzo non asseconda la nostra pigrizia mentale, non ci lascia così come ci ha trovati» perché «un libro è formativo quando dà forma a chi lo legge». Il ruolo del fruitore è determinante anche nel confronto tra cinema e letteraturaIn un film, la narrazione viene offerta così come è stata immaginata dal regista e dagli sceneggiatori. Non ci sono realtà che vanno costruendosi, non esistono esercizi di fantasia, universi che si trasformano pagina dopo pagina. I personaggi hanno il volto degli attori, le città hanno i colori dettati dagli addetti alla fotografia, ogni indumento è frutto della scelta dai costumisti. 

Il cinema è un mondo incantato, certo, ma non tanto immaginifico quanto lo può essere un buon libro.

Leggere richiede uno slancio di fantasia: i libri entrano dentro e rivoluzionano il tuo mondo, creando mulinelli d’aria che scompigliano il paesaggio e costringono alla stupefacente esperienza di riadattarlo. 

Che cosa caratterizza un buon libro, quindi?
Il potere straordinario di 26 lettere dell’alfabeto capaci di costruire e costruirti in un colpo solo.

 

Quando a marzo ci siamo trovati improvvisamente chiusi in casa, quello che è cambiato non sono state solo le nostre vite, ma anche il modo in cui noi consumatori ci siamo relazionati ai brand sul mercato. 

Non più clienti pronti a mettere mano al portafogli, non più bersaglio ottimale delle campagne di conversione, abbiamo mutato il nostro modo di fare conversazione spostando la lancetta verso un dialogo più emotivo. Questo non poteva non influenzare le strategie delle marche attorno a noi e non dare inizio a un trend pubblicitario tutto imperniato sui valori italiani.

Lo spot di Barilla passato in televisione tra fine marzo e inizio aprile, in pieno lockdown da Coronavirus, ne rappresenta l’emblema.

Barilla e Coronavirus: un omaggio all’Italia che resiste

Le immagini si sono susseguite evocative, una dopo l’altra: Firenze, Siracusa, Venezia, tricolori  appesi alle finestre e sbandierati dai balconi. Lavoratori nelle aziende alimentari, in ospedale, nei supermercati: l’Italia che non si è fermata per garantire cibo, assistenza sanitaria e servizi fondamentali. Sofia Loren, orgoglio italiano per eccellenza, a dare voce alla narrazione…

Lo spot di Barilla durante l’emergenza Coronavirus è stato un omaggio “all’Italia che resiste”: a chi è rimasto chiuso in casa, a chi era solo, a chi lavorava senza sosta, a chi era stanco ma resisteva con tenacia. Un messaggio di speranza confezionato con cura sartoriale per contrastare lo sconforto di quei giorni.

Barilla ha solidarizzato, ha incoraggiato e si è messa a fianco dei propri clienti in maniera autentica.
Con tempismo e attenzione per
ogni momento del customer journey, ha messo a budget uno spot per un messaggio non prettamente commerciale. 

Il cambio nelle abitudini dei consumatori durante il lockdown

Fronteggiare una situazione che pochi immaginavano potesse trasformarsi in realtà ci ha resi più vulnerabili, spaventati e in un certo grado bisognosi di prendere le distanze rispetto alle proposte commerciali che in un altro momento avremmo trovato normali.

Nei mesi di quarantena, gli approcci pubblicitari esplicitamente mirati alla vendita hanno perso ragione d’essere. Fornire contenuti di valore per gli utenti, capaci di posizionarsi nella fascia alta del famoso funnel di marketing, invece, è stata la soluzione. 

Ecco dunque il tappeto rosso srotolato da Barilla: a distanza di mesi menzioniamo la campagna pubblicitaria e ripensiamo con orgoglio alle immagini di un’Italia forte e bella.


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