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Scrivo tutti i giorni, per lavoro, senza mai pensare sia lavoro.

Le parole scivolano dalla mia testa alla tastiera e si concretizzano rapide sullo schermo del computer in segni muti eppure sonori, e tale condizione mi appaga, incuriosisce e diverte sempre.

Eppure, ci sono “altre” parole che assumono, nella mia mente, forme più invadenti. A volte hanno il sapore dell’urgenza, altre la forza della liberazione, altre ancora il peso dello sfuggimento. Sono parole che fanno rumore. Spesso, baccano.

Quando non possono più essere contenute, le scrivo e le chiamo, con imbarazzo, poesie.
Rimangono chiuse in una cartella. Segrete. Inibite.

Poi ci sono i poeti veri. Che le parole hanno pubblicato e delle quali si sono in qualche modo spogliati.
Di loro scopro altrettanti sforzi: liberarsi dei proprio limiti o trasformare l’inconcretezza del pensiero e la fragilità delle intuizioni in segni tangibili.

La parola scritta diviene traccia, esperienza tangibile di sé, eredità oltre la fisicità, capace di durare oltre il tempo, oltre la vita.

Così Valerio Magrelli, in Ora serrate retinae (Feltrinelli, 1980)

Essere matita è segreta ambizione.
Bruciare sulla carta lentamente
e nella carta restare
in altra nuova forma suscitato.
Diventare così da carne segno,
da strumento ossatura
esile del pensiero.
Ma questa dolce
eclissi della materia
non sempre è concessa.
C’è chi tramonta solo col suo corpo:
allora più doloroso ne è il distacco.

Mi è capitato di leggere un testo che era un’allegra gazzarra di virgolette, corsivi e grassetti e di provare un gran senso di confusione. Ci mancavano solo il sottolineato e il maiuscolo e ne sarei uscita frastornata. Perché non scrivere un veloce post sugli stili dei caratteri per fare chiarezza (anche a me) sulle rispettive funzioni?

Innanzitutto quali sono gli stili dei caratteri?
Eccoli:

    • Tondo: è il testo normale che non ha stili particolari.
    • Grassetto: le parole sono evidenziate e attirano l’attenzione. Va bene se utilizzato nei titoli o per far risaltare le parole chiave, i punti di ingresso del testo, il messaggio più importante, frasi all’inizio di ogni paragrafo. Suggerimenti:
      – non annullare lo scopo del grassetto evidenziando troppe parole o peggio frasi intere
      – è poco efficace evidenziare piccoli frammenti che, letti da soli, non permettono di cogliere il senso del messaggio.
    • Sottolineato: oggi dovrebbe solo indicare un link. Nelle mail, nei siti, nei pdf, se vediamo una sottolineatura di istinto ci andiamo sopra con il mouse: non possiamo tradire le aspettative del lettore con un “falso” link.
    • Corsivo: possiamo usarlo nel caso di parole tecniche, parole straniere o titoli all’interno del testo.
    • MAIUSCOLO: per la dimensione grafica, il maiuscolo è utile nei titoli o dove si voglia dare una particolare enfasi al testo (per esempio, ad indicare una parola urlata), ma è meglio utilizzarlo per un titolo breve perché non aiuta la leggibilità.
      Da ricordare anche il maiuscoletto: 
      è un carattere tipografico di forme maiuscole però d’altezza uguale al minuscolo che non usiamo spesso, ma che può sostituire sottolineato o corsivo. Sta bene nella gerarchia visiva di titoli e sottotitoli di un documento a più livelli, essendo chiaro e meno invasivo.

Una nota a parte meritano le “virgolette”, che devono essere usate solo:

  • nel discorso diretto
  • quando usiamo una parola in senso metaforico o in una accezione diversa da quella corrente

Se vogliamo, perciò, evidenziare qualcosa, lasciamo perdere le virgolette e adoperiamo lo stile corsivo o grassetto. Provare per credere:

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Quale funziona di più?

Ahimè, anche la lettura è condizionata dal fattore Tempo.
C’è chi sente che non basta quasi mai.
C’è poi chi, di questo tempo, non sente la necessità.
C’è chi, invece, pensa di poter utilizzare strumenti per farla in barba, al tempo!

Ma chi sono questi tre tipi di lettori così diversi?

Bene, nel primo gruppo, ci sono sicuramente io.
Vorrei più tempo per leggere e per non doverlo barattare con altre mille attività.

Alla seconda categoria, appartengono le persone che non leggono mai o quasi.
Non pensare di discriminarli, eh?! Può essere una scelta che non esclude passioni, interessi e vita culturalmente attiva, anche se, a mio avviso, chi non legge mai qualcosina si perde!

Nell’ultima categoria infilo quelli che utilizzano le nuove applicazioni per una lettura superveloce. Una per tutte, Spritz.

Di che si tratta?

Attraverso alcuni programmi, è possibile annullare lo spreco di tempo dovuto al movimento degli occhi lunga la riga del testo e arrivare a leggere da 250 a 550 parole al minuto.

La parole, grazie all’applicazione, vengono allineate in verticale e proposte in sequenza rapidissima
con alcune lettere evidenziate in rosso, per aiutare il cervello a riconoscerle ancor più rapidamente.

Confesso che la faccenda mi inquieta, perché, se da una parte sarei felice di guadagnare tempo, dall’altra non vorrei nemmeno ridurre la lettura a un’operazione di ottimizzazione esasperata e, pur leggendo sempre più a monitor, rimango ancora legata alla carta, che mi concede di soffermarmi su una riga se lo voglio, di ritornare a un capitolo già letto, di sottolineare quando mi piace, di fare l’orecchio alla pagina quando mi stra-piace! 😉

E tu che lettore sei?

Quando stiamo davanti al monitor del computer, impegnati a riempire un foglio di Word, bastano pochi click per trovarci immersi in un mondo altro. Sì, altro dal lavoro che dovremmo svolgere, fatto di distrazioni, cose irrilevanti oppure opportunità e cose interessanti.

È quel processo che prende il nome di serendipity per cui, cercando, per esempio, un dato di cui abbiamo realmente bisogno, ci imbattiamo in tante altre informazioni non previste, che catturano la nostra attenzione. Nel giro di pochi secondi, siamo catapultati nella lettura di un link sull’uso delle biciclette a Copenaghen o sulla vita del panda rosso dell’Himalaya.

Tutto stimolante o non sempre tale, ma di certo rimane che il tempo scorre e che ne perdiamo tanto, rimbalzando, di link in link, lungo un percorso vorticosamente ricco di tentazioni. Tornare in sé, concentrati sul testo che stavamo scrivendo, è atto di auto-disciplina, frutto di anni di esperienza o dell’ansia da consegna-cartella.

Non corriamo solo il rischio di trastullarci nel “navigar” online, colti da serendipity. C’è, infatti, radicata in noi, anche la tendenza opposta del tutto e subito.

Apparteniamo alla Generation Now che guarda un film in streaming senza aspettare che esca il DVD e che usa WhatsApp perché più immediato di una mail.

Secondo la Moment Culture, i tempi di attesa hanno subito una rivoluzione in ogni settore: prenotazioni del ristorante via Restalo, pubblicità geolocalizzata, acquisti eBay con consegna in giornata. Tutto è immediato, in tempo reale e, se si azzecca il momento giusto, il #moment #marketing fa fare il botto.

Un esempio? Durante il blackout del Superbowl 2013, l’azienda produttrice di biscotti Oreo, ha twittato immediatamente:

Niente luce? No problem. Puoi sempre inzupparlo al buio

ottenendo 15mila retweet e 20mila like su Facebook. Meglio di qualsiasi campagna pubblicitaria su carta o in TV, anche se il marketing istantaneo deve pur seguire le coordinate virali! Ci vogliono intuito e, a volte, un pizzico di fortuna per essere imprevedibili e avere influencer credibili che rilancino il messaggio.

Sia la serendipity che, all’opposto, l’impazienza che contraddistingue la moment culture, ci tengono a dialogare con il tablet, il pc o il cellulare, alla ricerca continua di news, aggiornamenti, stati, perdendo ciò che di reale sta accadendo intorno. Non dimentichiamo, perciò, di vivere live.

Leggo su Repubblica che, nelle comunicazioni di lavoro, al giorno, sono in media 147 le mail che assediano la nostra casella di posta elettronica, di cui 71 finiscono nel cestino in soli 5 minuti.

Tolta la spam, che costituisce il 70% di tutto il traffico mondiale di mail, l’articolo denuncia che quattro su dieci sono mail scortesi (tra capo e sottoposti, tra pari grado e tra committenti e fornitori), contenenti:

  • critiche e lamenti taglienti
  • atteggiamenti di superiorità
  • insulti
  • minacce
  • domande sgradevoli.

I dati della ricerca “La scortesia linguistica: tratti e dinamiche nelle e-mail lavorative” dell’Università di Torino, non corrispondono alla mia esperienza. Ricevo, sì, un sacco di mail ma, di aggressive o minacciose, non ne ricordo nemmeno una.

In ogni caso, è bene fare tesoro di alcune regole in modo che le proprie mail non contengano errori, scortesie, equivoci.

Vediamole:

  • è sufficiente iniziare la mail con un “Caro/a…”, senza eccedere con i suffissi intensivi (-issimo/a) e con i titoli (Prof., Ing., Avv., Spett.)
  • se si conosce il destinatario, ci sta un messaggio personale (“Come stai?”)
  • segnalare che non è un primo messaggio (“In risposta alla tua richiesta…”) e indicare sempre l’oggetto
  • usare toni rispettosi anche nelle richieste di sollecito (“Devo davvero pregarti di inviarmi la bozza entro questa sera, altrimenti non riuscirò a presentarla all’amministratore. Ti ringrazio, buon lavoro”)
  • non esasperare i toni (“Tira una brutta aria in ufficio”) e non sminuire il lavoro del destinatario
  • non usare lettere maiuscole (“URGENTISSIMO”) che appaiono minacciose e irritanti e non sono mai efficaci
  • non mettere in CC le mail proprie e le risposte altrui, se ci sono nuove persone che leggono (blatting)
  • mettersi su un piano di parità (“Stiamo entrambi lavorando…”), essere incoraggianti (“La scadenza è vicina, ma conto su di te”) e gratificanti (“Abbiamo bisogno del tuo contributo”)
  • usare correttamente la lingua italiana (ortografia e punteggiatura)
  • chiudere sempre con un saluto e la firma

P.s. Proprio oggi, l’Atelier del Club della Comunicazione d’Impresa presenta l’incontro Modera i Toni! al Palazzo del Rettorato dell’Università di Torino in cui si affronta il problema dei toni utilizzati nella stesura delle e-mail e cosa evitare per riuscire ad abbracciare uno stile di comunicazione adeguato.

Rientrate nella casistica dei destinatari di mail minacciose?
Qualche suggerimento per un eventuale prontuario dell’e-mail professionale perfetta?

Chi scrive, solitamente, ama leggere o lo dovrebbe fare.

Al liceo, leggevo a più non posso e passavo i pomeriggi in libreria. Forse l’ho già raccontato…Tranquilli, non ero una secchiona, ero solo curiosa. All’università, le cose sono cambiate, perché avevo testi così pallosi e assorbenti, sotto il naso, tutto il giorno, che mi rimanevano poche energie per altro. C’è voluto del tempo per riacquistare un giusto equilibrio tra le letture professionali e quelle di piacere.

In ogni caso ho sempre avuto grande passione per il profumo della carta e per la libertà del contatto fisico con il libro: sottolineature, orecchie agli angoli della pagina, post-it appiccicati, note a margine, ecc.

Sta, però, avvenendo un cambio radicale delle modalità di lettura, per la pervasività del digitale e anche io leggo moltissimo a monitor.

Con quali limiti?

  • La lettura a schermo mi permette di vedere solo una porzione di testo alla volta e perdo il senso del tutto che un libro o un giornale mi può dare.
  • Leggo più lentamente perché tendo ad esplorare i contenuti continuamente, andando con gli occhi su e giù per la pagina, alla ricerca di indizi.
  • Devo avere un buon autocontrollo per non distrarmi continuamente, sottoposta al bombardamento degli stimoli. Sta a me decidere se cliccare su un link, ingrandire un’immagine, salvare, tornare al testo e a volte la lettura profonda risente di tanta “esplorazione”.

Dove sono i vantaggi e le opportunità del digitale, allora?

  • Posso scegliere di leggere a pezzi, da quello più breve a quello più lungo.
  • Il graphic design che si accompagna ai testi mi consente, con un solo sguardo, di comprendere lo scopo e la funzione di ogni blocco di testo.
  • Ho a portata di click un sacco di approfondimenti e quindi di livelli di lettura, e se voglio stare leggera non clicco, se invece mi interessa approfondire, clicco!
  • Ho la possibilità di avere una doppia lettura perché quasi sempre, sul digitale, le parole si accompagnano alle immagini. Viva la lettura visuale, allora, che arricchisce e si compenetra perfettamente con il testo.
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Libreria El Ateneo, Buenos Aires

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Libreria Shakespeare and Company, Parigi

 

Insomma, ha poco senso dire quale lettura sia da preferire. Sono convinta che una non escluda l’altra, sebbene le mie foto tradiscano dove provo davvero gusto!
Importante è tenere la finestra aperta sul mondo, mantenere un senso critico sia che ci si affacci alla rumorosa e affollata realtà dell’editoria stampata che agli stimoli che appaiono a schermo.

È l’Ansa, con un comunicato del 14 gennaio 2014, ad annunciare la strepitosa crescita del 150% degli account Pinterest.

Dai primi mesi del 2013 alla fine dell’anno, infatti, gli iscritti sono passati da 98 a 242 milioni , ma la vera passione è scoppiata soprattutto negli Stati Uniti, dove è 1 internauta su 3 a pinnare immagini, mentre in Europa è solo l’8% a essere interessato a Pinterest.

I dati provengono dal Global Web Index, il cui rapporto anticipa, numericamente, un pronostico di gran successo per Pinterest, che ha trasformato la piattaforma visual in un catalogo online di ispirazioni.

E a crederci sono soprattutto quelli di Pinterest, che hanno recentemente acquisito la start up Visual Graph, specializzata nel riconoscimento di immagini e ricerca “visuale”: l’acquisto servirà proprio per migliorare le funzioni di suggerimento e scoperta disponibili per gli utenti.

 

 

Se hai steso il tuo testo, sei già a buon punto.

Ma non dimenticare di leggere (e rileggere più volte) quanto hai scritto, prima di considerarlo pubblicabile.

Analizzare i contenuti, verificare la correttezza grammaticale e la punteggiatura, snellire o tagliare il superfluo, cancellare quanto non è chiaro, riorganizzare la costruzione per ottenere un testo coerente, scorrevole e efficace, sono fasi che appartengono alla revisione, essenziale quanto la prima stesura.

Quindi, armati di pazienza e passa ai raggi X il tuo testo.

Se ti dovesse apparire oscuro il processo di revisione, puoi sempre seguire questi quaranta ironici, provocatori, a volte impertinenti, suggerimenti di Umberto Eco:

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo,l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.

La pausa natalizia non è corrisposta solo a lunghe e rigeneranti passeggiate in montagna, immersa nel bianco cristallino della neve e nell’azzurro del cielo terso, pensando ai progetti di copywriting che mi attendono nel 2014…

Ho approfittato, infatti, delle giornate di calma per riordinare i miei libri e ho realizzato di aver creato, nel tempo, una mini-biblioteca professionale, che convive pacificamente con molti altri libri di letteratura e poesia.

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Ogni manuale ha segni, sottolineature, appunti e costituisce solo una fetta delle letture, la maggior parte delle quali avviene online, che giornalmente mi interessa fare.

Eccone una parte, in ordine più o meno sparso.

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Quali testi avete letto e quali altri mi suggerireste di acquistare?